Rivendere un menu digitale: le sei domande da fare prima di scegliere la piattaforma
Ultimo aggiornamento: 2026-10-15
Se fai menu per mestiere — tipografia, studio grafico, agenzia — prima o poi un cliente ti chiede il QR code. A quel punto hai tre strade: dirgli di arrangiarsi, mandarlo da qualcun altro, oppure dargliela tu.
Le prime due costano la stessa cosa, e non è il QR. Quando il locale prende il menu digitale da un fornitore esterno, il file del menu comincia a vivere là: le variazioni di prezzo le fa là, le traduzioni le chiede là, e la volta dopo chiede là anche la carta. Non si perde il lavoro del QR, si perde il cliente, un pezzo per volta.
La terza strada vuole una piattaforma da rivendere. E qui comincia il problema vero: le piattaforme di menu digitale sono scritte per i ristoratori, non per chi le rivende, e le condizioni per chi rivende non le pubblica quasi nessuno.
Questa pagina la scriviamo noi di Flabio, che una piattaforma da rivendere la facciamo, quindi vale l'avvertenza di sempre: siamo parte in causa. Quello che possiamo fare è darti le domande giuste, e mettere per iscritto le nostre risposte, così le porti agli altri e confronti.
I conti li abbiamo fatti a parte: quanto costa servire sei locali su ciascuna piattaforma, di chi resta l'account e cosa dichiara ognuna a chi vuole rivenderla, letto sui listini pubblici.
1. Il locale vede il tuo marchio o il loro?
È la domanda che decide tutte le altre, perché decide a chi si rivolgerà il ristoratore il giorno in cui vorrà qualcosa.
Non basta chiedere «si può mettere il mio logo». Le cose da farsi dire sono quattro: il menu del locale sta su un dominio tuo o su un sottodominio del fornitore? L'area dove il locale entra per modificare i piatti che marchio porta? Le email automatiche — benvenuto, scadenza, ricevuta — da chi arrivano? I documenti che il locale sottoscrive sono fra lui e te, o fra lui e il fornitore?
Se la risposta a una sola di queste è «il fornitore», il cliente prima o poi saprà chi c'è dietro. E quando lo sa, la domanda successiva — rinnovo, preventivo, assistenza — la fa a lui.
Da noi
Dominio tuo, marchio tuo, testi tuoi, email col tuo nome, contratti intestati a te. Il nostro nome il tuo cliente non lo incontra.
2. Chi fa il prezzo?
Ci sono due modelli, e cambiano il mestiere. Nel primo il fornitore fissa il prezzo al pubblico e ti riconosce una provvigione: vendi il suo listino. Nel secondo il fornitore fissa solo un minimo, e il prezzo al tuo cliente lo decidi tu: quello che chiedi sopra il minimo è tuo, interamente.
La seconda domanda, che quasi nessuno fa: quel minimo è uguale per tutti? Se dipende dal volume, qualcuno sta comprando meglio di te, e prima o poi lo scoprirai in sede di gara.
Da noi
C'è un prezzo minimo per piano, e sopra quello decidi tu. Il minimo è lo stesso per tutti i rivenditori, senza scaglioni e senza trattativa: nessuno lavora a condizioni migliori delle tue. Quello che incassi sopra il minimo resta tuo per intero.
3. Chi incassa i soldi del tuo cliente?
Qui si vede subito con chi hai a che fare. Tre casi: incassa il fornitore e ti gira la tua parte, e allora sei tu ad aspettare lui; incassi tu e paghi il fornitore a consuntivo, e allora sei tu ad anticipare; oppure l'abbonamento del locale arriva sul tuo conto, e la quota del fornitore viene trattenuta nello stesso momento, automaticamente.
Nel terzo caso il rapporto economico col ristoratore è tuo: sei tu che incassi, e il fornitore non tocca il denaro.
Da noi
Il conto di incasso è tuo, aperto a tuo nome, e resta tuo anche se un giorno ce ne andiamo ognuno per la sua strada: è scritto nel contratto di servizio, non è una promessa a voce. I soldi dei tuoi clienti non passano da un conto nostro.
4. Cosa succede il giorno in cui smetti?
Nessuno fa questa domanda quando firma, ed è l'unica che conta davvero se le cose vanno male. Puoi uscire quando vuoi o c'è una durata minima? Ci sono penali? I dati dei tuoi clienti — menu, traduzioni, foto — li porti via, e in che formato? I tuoi clienti restano tuoi, o il fornitore può contattarli direttamente?
Da noi
Si esce in qualsiasi momento dal pannello, senza preavviso e senza penali, e restano 30 giorni per scaricare tutto. I menu si esportano in PDF e in Excel, uno per lingua. Se cambiamo le condizioni ti avvisiamo 30 giorni prima, e se il cambiamento ti peggiora le cose puoi uscire senza penali: gli abbonamenti annuali già pagati restano validi fino alla scadenza. Sono articoli dei documenti che firmi all'iscrizione, e li scarichi in PDF con data, ora e indirizzo IP dell'accettazione.
5. Quanto costa a te, non al tuo cliente
Il listino che vedi sul sito di una piattaforma è il prezzo per il ristoratore. A te interessa un altro numero: quanto resta in tasca a te.
Fatti dire se la quota del fornitore è una cifra fissa o una percentuale sul venduto. La differenza si vede quando alzi il prezzo: con la cifra fissa l'aumento è tutto tuo, con la percentuale ne cedi una parte ogni volta. E chiedi se ci sono costi che non compaiono nel listino: attivazione, numero minimo di locali, canone fisso anche a zero clienti, supplementi per il dominio o per il marchio.
Da noi
La nostra quota è una cifra fissa per piano, non una percentuale sul tuo prezzo di vendita. Non c'è canone, non c'è attivazione, non c'è un numero minimo di locali: se in un mese non vendi niente, non paghi niente. Il sistema di pagamento la esprime come percentuale dell'incasso, perché tecnicamente funziona così: è la stessa cifra in un'altra unità di misura, e te la spieghiamo prima, non dopo.
6. Cosa devi fare tu, e cosa fa la piattaforma
L'ultima domanda è la più noiosa e la più utile: di che lavoro ti fai carico? Le traduzioni le fa la piattaforma o le carichi tu? Gli allergeni sono una lista normata o un campo di testo libero? Quando cambia una regola, l'aggiornamento arriva da solo? L'assistenza al ristoratore la fai tu o c'è qualcuno dietro?
Questa è la parte che decide se il menu digitale è un ricavo in più o un lavoro in più.
Da noi
Il menu di un cliente nuovo non si ricopia a mano: si carica il PDF che hai impaginato tu, o le foto della carta, e piatti, sezioni, descrizioni e prezzi arrivano già divisi, da rileggere e correggere (è una funzione del piano Premium). Poi scrivi il piatto in italiano e le altre lingue si aggiornano da sole, con un glossario che tiene i termini di cucina sempre uguali fra una stagione e l'altra. I 14 allergeni sono un elenco a norma, legato al piatto: quando cambi un ingrediente si aggiornano in tutte le lingue nello stesso istante. I dati stanno in Germania, su server europei, e l'elenco di chi li tratta è pubblico. L'assistenza al ristoratore la fai tu, perché il cliente è tuo — ma dietro ci siamo noi per quello che non riguarda il tuo mestiere.
Il foglio da portare agli altri
Stesse sei domande, le nostre risposte in chiaro. Prendilo e fattelo riempire da chiunque altro stia valutando: è il confronto più utile che puoi fare, e non lo trovi sui listini.
| Dominio e marchio del menu | tuoi — il nostro nome il cliente non lo vede |
| Testi e documenti legali | tuoi, intestati alla tua azienda |
| Chi fissa il prezzo al locale | tu, sopra un minimo uguale per tutti i rivenditori |
| Il sovrapprezzo | tutto tuo, nessuna percentuale sul tuo margine |
| Dove arrivano gli incassi | sul tuo conto, intestato a te, e resta tuo anche dopo |
| Costo fisso per te | nessuno: niente canone, niente attivazione, niente minimi |
| Uscita | quando vuoi, senza penali, 30 giorni per portare via i dati |
| Preavviso sulle modifiche | 30 giorni, e se peggiorano puoi uscire |
| Caricare il menu di un cliente nuovo | dal tuo PDF o dalle foto della carta, letti in automatico (Premium) |
| Traduzioni | automatiche, con glossario e memoria; 17 lingue attive |
| Allergeni | i 14 del Reg. UE 1169/2011, legati al piatto, in ogni lingua |
| Prova per il tuo cliente | 21 giorni sul piano Premium |
| Dove stanno i dati | Germania, server europei, elenco dei fornitori pubblico |
Quello che non facciamo
Dirlo prima conviene a tutti e due. Non c'è la cassa, non ci sono gli ordini al tavolo, non ci sono i pagamenti online: sono cose che stanno nei piani, non nel prodotto di oggi. Se il tuo cliente cerca quello, cerca un gestionale, e tanto vale saperlo subito.
Il menu digitale che facciamo sta accanto al sistema che il locale ha già. E non toglie la carta: dal menu esce un documento impaginato — più menu e più lingue in un unico file, A4 o A5, listino o carta, con o senza copertina — che va in macchina così com'è. È la ragione per cui questa pagina parla ai tipografi e non alle web agency: il digitale che non ti porta via la stampa, te la fa ristampare meglio.
Come leggere questa pagina, inclusa l'ultima riga
- Guarda la data. Le condizioni cambiano, le nostre comprese.
- Fatti dare le risposte per iscritto. Noi le abbiamo messe qui e nei documenti che firmi; a voce vale tutto e non vale niente.
- Prova prima di vendere. Apri un menu vero di un cliente vero e guardalo dal telefono, con il tuo marchio sopra: in mezz'ora capisci più che in dieci preventivi.